La tirannia delle forze di marea e la Sfera di Hill e le Moonmoons
Sopravvivenza orbitale: i rari candidati teorici
L’alba delle esolune e la caccia ai giganti alieni
L’assenza di sublune nel nostro ristretto vicinato cosmico non preclude affatto la loro esistenza nel resto della galassia.
Con la scoperta e la catalogazione di migliaia di esopianeti, l’attenzione degli astrofisici si è rapidamente spostata verso mondi massicci noti come “Super-Giove”, immensi giganti gassosi che orbitano attorno a stelle lontane.
Questi colossi cosmici possiedono una Sfera di Hill di dimensioni sbalorditive, capace in teoria di ospitare esolune grandi quanto la nostra Terra o persino come Marte.
Un satellite naturale di tali colossali proporzioni, purché situato a una distanza sufficientemente ampia dal suo mostruoso pianeta ospite, avrebbe una forza di gravità più che sufficiente per catturare asteroidi o frammenti di roccia e trattenere stabilmente una propria moonmoon.
Proprio in questi sistemi stellari alieni, straordinariamente complessi e sviluppati su una scala dimensionale gigantesca, si nascondono le migliori probabilità di osservare finalmente questa sfuggente architettura orbitale.
Una nuova frontiera per l’osservazione astronomica alla ricerca delle Moonmoons
La vera sfida, oggi, risiede nei limiti intrinseci della nostra capacità di rilevazione ottica. Se già scovare un’esoluna attraverso il tradizionale metodo del transito stellare rappresenta un’impresa ai limiti della tecnologia odierna, individuare l’infinitesimale calo di luminosità provocato da una microscopica subluna richiede strumenti di una precisione ancora inedita.
Fortunatamente, l’entrata in servizio del Telescopio Spaziale James Webb e l’imminente attivazione dei futuri osservatori terrestri di classe “Extremely Large Telescope” stanno progressivamente colmando questo divario tecnologico.
Scoprire la prima subluna extraterrestre non rappresenterebbe soltanto un clamoroso trionfo per l’astronomia moderna, ma ci costringerebbe a riscrivere da zero gli attuali modelli teorici sulla formazione planetaria, dimostrando ancora una volta che l’universo possiede una fantasia strutturale di gran lunga superiore alla nostra.




